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Curiosità intorno alla chiesa di Sant’Antonio Abate di Parma e alla “Madonna di San Girolamo” del Correggio

8 Feb

Curiosità intorno alla chiesa di Sant’Antonio Abate di Parma e alla “Madonna di San Girolamo” del Correggio

Il restauro della Chiesa di Sant’Antonio Abate sta terminando e i parmigiani torneranno ad ammirare l’elegante doppio soffitto traforato dei Bibiena. 

Raccontare è il mio mestiere e condivido con chi mi segue la storia di questa chiesa e del capolavoro di Correggio che ospitava.

Inaugurata nell’aspetto attuale nel 1766, la chiesa di Sant’Antonio Abate di Parma ha un’origine più antica. E’ legata all’arrivo a Parma dei “monaci del Tau”, originari della Francia, che si diffusero in Europa curando il “fuoco di Sant’Antonio”.

Si insediarono a Parma in una zona non lontana dall’attuale chiesa e nel 1404 la struttura esterna dell’abazia era già costruita.

Con gli anni, la chiesa di Sant’Antonio si abbellì grazie a donazioni, altari e sepolture di famiglie gentilizie locali.

Fra queste opere ve ne era una che spiccava per luce e bellezza, la Madonna di San Girolamo del Correggio. 

La sua vicenda rende onore ai Farnese, ai Borbone e a Parma che rischiò di perderla.

Cosa successe?

Nel 1523 la nobildonna Briseide Colla chiese a Correggio di dipingere una tavola dedicata alla Madonna, per abbellire la cappella e la tomba del marito situate nella chiesa di Sant’Antonio.

Antonio Allegri realizzò così il celebre capolavoro la Madonna di San Girolamo o Il giorno.

L’opera costituì motivo di richiamo per artisti, scrittori e pittori che vollero vederla divenendo pertanto celebre fra i conoscitori d’arte.

Col trascorrere degli anni l’edificio sacro ebbe bisogno di rifacimenti e la tavola del Correggio venne chiusa a chiave in una cassa della canonica.

Mancando i fondi per la ricostruzione della chiesa, fu forte la tentazione di vendere la Madonna di San Girolamo per finanziare l’opera edilizia. 

Intendendo queste voci il duca Francesco Farnese intervenne immediatamente e la sua lettera è passata alla storia “Assolutamente non permetterò che il quadro di Sant’Antonio esca dai miei stati… Quando si debba vendere lo comprerò io, e con ciò si verrà forse a finire la chiesa con maggior facilità”.

Ma il pericolo di vendita continuò. Le trattative ripresero fra alcuni nobili locali e la corte di Polonia. Allora la comunità di Parma si sollevò e grazie all’intervento del duca don Filippo di Borbone il quadro venne messo al sicuro nelle stanze della Fabbrica della Cattedrale per ben sette anni.

L’ultimo atto (non ultimissimo) di questa vicenda toccò a don Filippo che acquistò l’opera al prezzo di 1.750 zecchini romani, per arricchire l’Accademia parmense.

Altre vicissitudini accaddero al capolavoro di Correggio che piacque a Napoleone e lo volle a Parigi. 

Fortunatamente Parma lo riebbe e ora lo possiamo ammirare nella Galleria Nazionale di Parma.

Chiesa di Sant’Antonio Abate, Parma

elisabetta