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La drammatica fine di Barbara Sanseverino, marchesa di Colorno

1 Feb

La drammatica fine di Barbara Sanseverino, marchesa di Colorno

E’ un dipinto…”piccolo, ma gioia di estrema bellezza”…

Così la colta, bella e indipendente Barbara Sanseverino, descrive il piccolo capolavoro, dipinto a olio su tavola dal Correggio, rappresentante il matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria col Bambino Gesù. Maria aiuta il suo piccino, sostenendogli la mano che doveva infilare l’anello nel dito affusolato di Santa Caterina.

L’opera, che si trova a Napoli nei Musei e Galleria Nazionale di Capodimonte, era fra i gioielli di Barbara Sanseverino marchesa di Colorno (Parma).

Come entrò nelle collezioni dei Farnese prima e dei Borbone poi?

La signora di Colorno si sposò a 14 anni. Praticamente una sposa bambina, com’era d’uso frequente nel XVI secolo quando le famiglie nobili creavano alleanze matrimoniali per consolidare potere e patrimonio.

Il suo primo marito, Giberto Sanvitale del ramo di Sala, era di ben 26 anni più anziano, quasi un padre. La piccola Barbara visse tranquilla e serena i primi anni di vita coniugale dandogli due figli.

Col tempo il suo legame con Giberto si deteriorò. Lei bella, colta, intraprendente viaggiava. Invitata ambita e contesa presso le fastose corti italiane era la protagonista di feste ed avvenimenti mondani.

Giberto invocava la sua presenza a Sala Baganza (Parma) ma non ci furono ragioni per convincere Barbara a ritornare sotto il tetto coniugale. Poi Giberto morì e lei, dopo qualche anno si risposò ma 

Colorno restava sempre la sua roccaforte, il suo rifugio.

Si dice che anche Ottavio e Alessandro Farnese, duchi di Parma, subirono il suo fascino.

Ranuccio successe al padre Alessandro e con lui al potere la musica cambiò per l’indipendente marchesa di Colorno.

L’ombroso Duca, sempre alla ricerca di risorse finanziarie per risanare le casse del ducato e in lotta per sottrarre potere ai feudatari locali, infiltrò spie a Colorno e fra i frequentatori della bella donna.

Ben presto emersero prove non certe di un complotto ai danni di Ranuccio.

Passo dopo passo Barbara, suo figlio, suo nipote, il suo secondo marito e altri nobili del ducato caddero nella tela tessuta dal Duca di Parma.

Confessioni, estorte con la tortura nelle prigioni della Rocchetta, inchiodarono Barbara, la sua famiglia e altri nobili che vennero giustiziati in Piazza Grande a Parma.

Il 19 maggio 1612 Barbara salì sul patibolo scossa da tremiti di terrore talmente violenti che al boia non bastò la mannaia per decapitarla ma dovette ricorrere a uno strumento il “mannarino” usato abitualmente per abbattere gli animali. 

L’ultimo insulto a questa signora indipendente il cui capo non si staccava dal collo, arrivò dal boia che incitato dalla folla le sollevò le vesti e la sculacciò.

Il risultato di questa “gran giustizia” fu che i Farnese, duchi di Parma, incamerarono i beni di Barbara e dei feudatari giustiziati sanando così le loro finanze e arricchendo le collezioni ducali. 

Fra le opere d’arte di Barbara Sanseverino, marchesa di Colorno, vi era la deliziosa tavola Il matrimonio mistico di Santa Caterina dipinto dal Correggio che passò, nel Settecento, nelle collezioni di Carlo di Borbone figlio di Elisabetta Farnese, Duca di Parma prima, Re di Napoli poi. 

Il piccolo capolavoro amato da Barbara è ora a Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte.

Antonio Allegri, Il Correggio, Matrimonio mistico di Santa Caterina, Napoli, Musei di Capodimonte

Giardino della Reggia di Colorno (Parma).
Foto dei Castelli del Ducato

elisabetta